Il buddhismo e il piacere

Negli insegnamenti del Buddha risulta fondamentale la dinamica per la quale noi siamo attirati dai piaceri dei sensi. Uno dei suoi messaggi fondamentali era che i piaceri che perseguiamo svaniscono in fretta e ci lasciano con nuovi desideri insoddisfatti. Nella religione buddhista  – gli aspetti religiosi del buddhismo in Occidente si sono persi – si insiste molto non tanto sul fatto che la vita è sofferenza, ma piuttosto nel fatto che la vita è insoddisfazione. Passiamo gran parte del tempo a cercare dei piaceri, ma appena li abbiamo raggiunti svaniscono e ci lasciano insoddisfatti e alla ricerca di nuovi piaceri.

Siamo tutti concentrati sui piaceri, ma tutti i piaceri vengono sopravvalutati nella gioia che ci possono dare. Appena siamo giunti in cima al piacere già la gioia sfuma. Possiamo volere una promozione al lavoro, un buon voto a scuola o il sesso con una donna che ci piace, ma appena ottenuto questo chiunque di noi ha vissuto l’esperienza che raggiunta promozione, voto o sesso restiamo insoddisfatti. Pensavamo di poter trarre una lunga felicità, ma in poco tempo già ci scordiamo del piacere effimero raggiunto.

Del resto chi di noi è mai stato felice se non per brevi attimi in seguito ad una promozione, un voto o sesso? Il carattere illusorio del nostro piacere desiderato e per il cui raggiungimento abbiamo sofferto non poco subito si manifesta. La meta viene spostata ma con la stessa dinamica, cioè alla ricerca sopravvalutata che un piacere dei sensi ci possa dare davvero una gioia duratura.

Quante volte ci siamo detti che saremo stati felici se avessimo avuto una qualche cosa per poi scoprirci ancora infelici appena ottenuta? Sempre?

La situazione umana secondo il Buddha è davvero difficile. Per natura siamo portati a cercare ciò che ci piace, ma la natura stesso ci ha restituito un piacere intenso ma breve proprio per spingerci a cercare nuovi piaceri. Ma la ricerca dei piaceri, proprio perché ne siamo sprovvisti, ci mette in una situazione di sofferenza che termina brevemente quando abbiamo raggiunto la meta per gettarci ancora nella sofferenza della ricerca.

Si tratta di un circolo vizioso di desiderio/noia rispetto al quale il Buddha ci insegna a rompere la catena del desiderio come unica via d’uscita.

Il buddhismo di Matrix

Matrix (The Matrix) è un film di fantascienza del 1999 scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski.

Il protagonista, Neo, ad un certo punto scopre di aver sempre vissuto dentro ad un mondo immaginario, allucinato, dentro ad un baccello come tutti gli altri, comandato da un robot. Tutto quello che Neo vive, sente, ascolta, sofferenza e piacere altro non sono che stringhe di un software robotizzato che fanno vivere tutti i baccelli in una realtà inventata, non oggettiva, non vera. Una sorta di sogno ad occhi chiusi.

Ad un certo punto Neo si trova davanti ad una scelta drammatica: continuare a vivere nel baccello in un delirio di allucinazioni, oppure scegliere la vera realtà al di fuori del baccello? Continuare a vivere nell’illusione o risvegliarsi e affrontare la realtà?

Un gruppo di ribelli entra nella mente del Neo dormiente e gli dice che sta vivendo come uno schiavo comandato da circuiti elettrici computerizzati. I ribelli gli offrono allora due pillole, una rossa e una blu. Con la pillola rossa esce dal baccello e ritorna nel mondo reale svegliandosi da un brutto sogno, mentre con quella blu continuerà la sua vita nel mondo dell’illusione, allucinazione e inganno.

Neo sceglie la pillola rossa.

Si è risvegliato. Vomita, cade, si strappa i capelli, ma un po’ alla volta si fortifica e inizia a vedere un meraviglioso mondo incantato fitto di interesse e serenità. Il cielo gli sembra finalmente azzurro come mai aveva visto prima.

Inizia il suo cammino…

Ce ne fosse uno non corrotto da candidare… E chi lo vorrebbe?

Subito dopo Mani Pulite un Fondo di Eugenio Scalfari titolava “Il partito che non c’è” alludendo ad un semplice partito dove non ci fossero corrotti e corruttori. Scalfari esortava ad un qualsiasi partito purché vi fosse gente onesta.

Non ho mai condiviso l’idea di Scalfari perché l’onestà di un politico è il requisito minimo e di base, ma non l’unico. E’ indubbio che chi manovra denaro pubblico di noi cittadini non se ne deve appropriare, ma è altrettanto indubbio che un politico deve sapere far politica.

Il mio ragionamento è ovvio, eppure Grillo e i M5S hanno preso sul serio Scalfari (o altri) cercando di mettere in piedi prima un movimento e poi un partito cercando fuori dal mondo della politica perché solo lì era possibile trovare persone oneste. I risultati sul piano politico dei Grillini si sono visti e si è affacciata sulla scena politica parlamentare persone di buona volontà, ma che ne capivano di politica quanto io ne capisco di fisica del Neutrino.

L’ultimo caso è stato il candidato alle Regionali calabre del prof. Aiello che ancor prima di autenticare firme per la candidatura con il M5S si è scoperto avere una costosa villa abusiva. Di Maio aspetta chiarimenti, ovvero un qualche imbroglio che Aiello possa trovare per sistemare le sue cose e quindi evitare un flop clamoroso al “partito degli onesti”.

Si potrebbe inferire, allora, che sia dentro che fuori dal mondo della politica non ci siano persone oneste, ma più realisticamente si può dire che in Italia ci sono milioni di persone oneste che però vengono di proposito lasciate fuori dal mondo della politica. Nessuno vuole persone oneste e con la schiena dritta dentro i partiti perché potrebbero scoprire e denunciare fatti e misfatti scomodi per il potere. Chi mai prenderebbe un politico della caratura della segretaria di Galan che esponendosi e giocandosi per sempre la vita “canta” davanti alla Magistratura?

E chi mai potrebbe tra i milioni di cittadini onesti alzare la testa per denunciare illegalità senza subirne la persecuzione sino alle stanze di un manicomio o di un reparto di psichiatria? Il naufragio totale dell’ANAC lo dimostra. Fondato per difendere i cittadini che denunciavano la PA e poterli tutelare dalle ripercussioni della politica e del malaffare ha in realtà raccolto centinaia di migliaia di nomi che hanno fatto denuncia  – per poi magari promuovere o affiancare il carattere persecutorio con siringhe e manicomi. I reparti di psichiatria, manicomi moderni di segregazione non più fisica ma mentale, sono diventati  – un po’ come sempre devo dire – il luogo di punizione del dissenso politico e sociale. La “punizione dell’onestà”.

C’è un’Italia onesta, seria e che lavora, ma i partiti e la politica non la vogliono. A me pare un’ovvietà.

Dilagano le Sardine dopo un 8 settembre

Chi lo avrebbe mai detto che in un clima così grigio della politica con tutti i partiti alle corde il destino di questo Paese fosse preso in mano da piazze di giovani?

Chi avrebbe mai pensato che nella corruttela della partitocrazia, tra appalti e mafia, tra ILVA e TAV, tra Venezia e Matera, tra Mose e Morandi, un gruppo di giovani con entusiasmo e non ancora piegati dai media prendesse in mano il Testimone che una partitocrazia ladra e farabutta aveva lasciato cadere nelle mani del crimine e del malaffare?

Chi poteva pensare che un mito di destra antidemocratica e autoritaria come Salvini costruito e sostenuto da stampa e tivù in cui da almeno 2 anni dilaga prima come Ministro e poi come capo politico ogni sera nel piccolo schermo o in Prima della carta stampata potesse trovare un argine nel dilagare di un movimento spontaneo come le Sardine?

Dopo un 8 settembre con il crollo dei “pieni poteri” pare che la Resistenza si stia organizzando con le Sardine.

Greta e le Sardine…

Chi scrive non può fare la Sardina, ma può affiancare con altri mezzi per porre uno sbarramento ad un pensiero autoritario e razzista.

Buona fortuna.

Dove la sinistra perde…

Il caso del senatore Liliana Segre è solo l’ultimo di una serie di atti provocatori e di violenza che la destra mostra come progetto politico autoritario, razzista e illiberale.

Il caso di Segre risulta ancora più grave perché stiamo parlando dell’Olocausto cioè di un capitolo della storia dell’uomo che tutti vorremmo chiuso ma che in realtà ci troviamo sempre dietro la porta di un qualche partito neonazista o neofascista. Non si tratta del solito razzismo da bar ma questo implica la storia e anche la storia più cupa dell’Europa cioè quello della eliminazione studiata a tavolino degli ebrei.

È un atto che ha un valore molto diverso dalle piazzate contro gli scafisti seppure anche quelle sono vicende molto dolorose.

In tutta Europa la destra, l’estrema destra, la destra neofascista e neonazista, avanzano nei paesi più importanti della comunità europea. La destra avanza in Italia, in Francia, in Spagna, in Germania, in Austria, in Ungheria, in Grecia e in Polonia. Sono tutti paesi in cui la sinistra ha governato per decenni o per tempi molto lunghi ma dove i problemi più radicali di democrazia e di giustizia sociale non sono stati risolti o come nel caso dell’Italia esacerbati, acutizzati. La sinistra ha sempre detto “se potessimo governare noi…” ma in realtà laddove ha governato e stato ovunque una politica ingiusta e contro il ceto che tradizionalmente la sinistra dovrebbe difendere e avere anche come riferimento politico ed elettorale, cioè il ceto medio-basso. In Italia il governo Renzi dopo il patto con Berlusconi del Nazareno ha fatto passare cose che nessun partito precedentemente di centro destra e di destra si era mai permesso di andare a toccare.

Non deve quindi stupire se in Italia la destra è avanzata e le persone danno fiducia elettorale alla destra. Di fronte allo sfacelo che la sinistra ha provocato è ragionevole pensare che l’elettore voglia tentare una strada alternativa alla sinistra che ha tradito i propri valori, principi e ideali.

Questo non significa che la scelta dell’elettore sia ponderata e razionale ma significa che è comprensibile nel malessere del tessuto sociale ormai sfilacciato fino al punto della rottura tentare vie diverse.

Il sistema democratico è fragile per sua natura proprio perché è un sistema liberale e con ciò ha fatto crescere nel proprio seno quanto di peggio si potesse immaginare in questo paese. Il sistema democratico non poteva dimostrarsi vessatorio e discriminatorio di fronte a certi partiti politici che pur operando democraticamente nello stesso tempo dimostravano di avere propositi autoritari razzisti e i illiberali. Un sistema democratico non può dichiarare fuorilegge un partito di destra semplicemente perché è di destra fintanto che si muove sui binari della democrazia e non può nemmeno dichiararlo fuorilegge pur sapendo che si sta consolidando per diventare un partito antidemocratico e autoritario.

Il caos è il prezzo della democrazia.

Evviva la politica

Difficile trovare entusiasmi oggi per la politica, eppure resta quanto di più geniale e interessante l’uomo abbia inventato. Senza la politica nessuna civiltà si sarebbe sviluppata e l’Occidente deve molto, o forse tutto, alla politica. Abituati ai teatrini della politica, alla corruzione, alla violenza verbale e di piazza, a un posto di lavoro come un qualsiasi altro, ci prende una nausea da rifiutarla completamente, oppure il bisogno di provare scorciatoie autoritarie che mettano tutto in ordine e che facciano chiarezza. Storicamente nei momenti di debolezza, di attacco alle istituzioni e alla politica stessa, si sono verificate (Weimar insegna) svolte totalitarie o autoritarie, ma proprio queste svolte apparentemente risolutive, hanno costituito il peggio del caos, del disordine e della conflittualità sino ad arrivare a due guerre mondiali proprio a partire dal cuore della civiltà europea.

La tentazione dei “pieni poteri” è sempre dietro l’angolo ed è la tentazione di chi è confuso, debole e allo sbando. E la violenza della società di oggi ha cattivi maestri proprio in chi sostiene “ordine e pulizia” che in tutte le circostanze storiche ha significato “disordine e polizia”. Quella che sembra una scorciatoia adatta a menti deboli e confuse non sa affrontare le complessità della vita, della società e delle relazioni internazionali. La loro semplicità in poche formule ripetute come una mantra non semplifica. L’apparato intellettuale, culturale e politico dei “pieni poteri” o delle manifestazioni di Dresda, piuttosto che del Senatore italiano Segre di origini ebraiche, è troppo modesto per una complessità che richiede statisti di alto livello e comprovate capacità di mediazione politica oltre che nella pazienza di organizzare forme di alleanze politiche all’altezza di una situazione complicata e apparentemente senza vie d’uscita.

Dietro ai “pieni poteri” c’è la convinzione che 1+1 faccia sempre 2 salvo poi scoprire che un tale pensiero rozzo altro non sia che l’anticamera di clamorosi flop e autogoal. “Uno più uno farebbe due” direbbe Platone che ben aveva distinto la semplicità degli enti matematici dalla società aperta, democratica e di giustizia sociale.

La “fisica sociale” di Comte nasce già con il vizio di voler imbrigliare la mente umana dentro a categorie definite e quindi prevedibili, ma senza tener conto che la fantasia della mente umana sprigiona intelligenza che nessuna formula potrebbe mai spiegare.

La politica è una cosa seria che non può appartenere a chi agita come mantra formule semplicistiche in un ciclo ossessivo di razzismo-migranti-ordine-legge-e-manganello.

In piazza per più democrazia e giustizia sociale

Una grande bandiera cilena alla manifestazione, 25 ottobre 2019
(AP Photo/Rodrigo Abd)

In questi mesi si sta sviluppando una protesta internazionale che investe molti paesi.

In particolare l’Algeria il Cile l’Ecuador l’Egitto Hong Kong Iraq Libano e Spagna. In tutti questi paesi la richiesta è quella di una maggiore democrazia e di una maggiore giustizia sociale.

In Algeria dal febbraio 2019 gli algerini scendono in piazza ogni settimana per chiedere un rinnovamento della classe politica. Le proteste sono continuate anche dopo le dimissioni del presidente Boutleflika. Incide le proteste sono cominciate dopo la decisione del governo conservatore il 4 ottobre di aumentare il prezzo del biglietto della metropolitana. La misura è stata ritirata me cileni ha continuato a protestare contro le diseguaglianze sociali ed economiche. Al momento sono morte almeno 18 persone.

In Ecuador per 10 giorni cittadini, in gran parte indigeni, hanno manifestato contro la decisione del presidente Lenin Moreno di eliminare i sussidi statali per il carburante. Il 13 ottobre il governo ha ritirato la misura.

In Egitto al 20 settembre si è svolta una protesta contro fatta al Sisi. I manifestanti hanno risposto alle esortazione di Mohammed Alì un ex imprenditore edile in esilio in Spagna che ha accusato al Sisi di corruzione. Più di 2000 persone sono state arrestate.

A Hong Kong dall’inizio di giugno si susseguono le proteste contro le minacce di Pechino alla libertà dell’ex colonia britannica.

In Iraq dal 1 ottobre gli iracheni protestano contro la corruzione e per chiedere servizi di base. Nella repressione compiuta dalle forze di sicurezza sono morte circa 150 persone.

In Libano da 17 ottobre centinaia di migliaia di persone scendono in piazza a Beirut in altre città del paese contro la classe politica corrotta e le difficoltà economiche in cui le persone sono sottoposte.

In Spagna almeno 500.000 ma alcuni dicono 1 milione di persone hanno manifestato a Barcellona il 18 ottobre contro le dure sentenze di condanna per i nove leader indipendentisti catalani.

L’attuale crisi del neoliberismo ha tre aspetti: ecologico, sociale e democratico. Crisi che l’attuale sistema economico non è in grado di affrontare nonostante i numerosi moti di piazza. L’unica proposta che avanza il neoliberismo è di ridurre i consumi alzando i prezzi e imponendo nuove tasse, misure che colpiscono i ceti più deboli della popolazione mentre i ricchi potranno avere tutto quello che vogliono  – come sempre.

E’ urgente e non più procrastinabile cambiare modello economico e non certo per scivolare in sistemi socialisti che hanno già messo alle corde i generi di prima necessità di mezzo continente.

E la Cina sta a guardare…

Sull’armonia universo, mondo e uomo

La filosofia presocratica cioè la filosofia che viene prima della vita di Socrate è dominata dal problema della cosmologia cioè quello di trovare il principio attraverso il quale si è formato il mondo e l’universo. Per  i presocratici gli stessi principi che spiegano la costituzione del mondo fisico spiegano anche la costituzione dell’uomo. In loro è estraneo il concetto che l’uomo possa avere una costituzione naturale diversa da quella materiale dell’universo. In sostanza quello che loro ritengono è che tra il mondo, l’universo e l’uomo ci sia un’ armonia e che tutte le cose insieme siano in perfetto sincronismo per esistere.

Per i presocratici il problema principale è quello di trovare quella sostanza che è unica attraverso la quale si è fondato l’universo, il mondo e quindi anche l’uomo, quel principio  – detto anche arché –  che sta alla base di tutto. Essi ritenevano che una volta scoperto l’arché di tutte le cose tutto potesse essere interpretato sulla base di questo principio sia sotto il profilo della legge sia della materia e sia della forza. L’intera vita sia quella naturale che quella umana si potevano spiegare con un principio unico costitutivo di tutte le cose.

Per Talete il principio è costituito dall’acqua, per Eraclito dal fuoco, per Anassimandro dall’infinito per Pitagora dal numero e per Democrito dall’atomo.

Al di là delle varie differenziazioni alcune delle quali anche grossolane resta la convinzione di una unità universo, mondo e uomo, una sorta di ecosistema i cui elementi sono tenuti tutti ben saldi e in armonia tra di loro.

Stiamo parlando di circa il 450 a. C. e quindi la ricerca non è scientifica ma puramente speculativa e intuitiva.

La strage anti-ebraica in diretta

La strage di Halle in Germania del neonazista sulle testate di oggi è ampiamente discussa. In modo cursorio la considerazione che nonostante l’attentatore fosse solo e abbia agito isolato in tutta Europa, Italia compresa, si vanno ingrossando le fila dei neonazisti e in alcuni Paesi come la Grecia e l’Ungheria sono ormai sulla soglia di entrare in Parlamento.

In Italia gruppi come Forza Nuova o CasaPound traghettano in Parlamento attraverso le fila dei partiti di estrema destra dai “pieni poteri”.

Quello che sorprende, tra le tante cose sorprendenti, è la strage in diretta sia all’interno della Sinagoga dove 80 fedeli potevano vedere con un circuito chiuso di telecamere cosa avveniva fuori sia in un video di 35 minuti girato dall’attentare con una Go-pro montata sull’elmetto, e rimandato in streaming su un sito di videogiochi. «Ciao il mio nome è sconosciuto e penso che l’Olocausto non sia mai accaduto. La radice di tutti i problemi è l’ebreo», ha urlato all’indirizzo della sinagoga dopo aver esibito dal vivo tutto l’arsenale di armi sul sedile posteriore e sul quello del passeggero.

Una specie di reality show come ormai da quasi 20 anni i media propongono. Un video-game che infatti l’attentatore invia con la Go-Pro in un circuito streaming di giochi. E chissà se gli spettatori del video hanno capito che erano fotogrammi di una strage oppure un qualche misterioso gioco che mancava dai loro scaffali. Dubito.