La strage anti-ebraica in diretta

La strage di Halle in Germania del neonazista sulle testate di oggi è ampiamente discussa. In modo cursorio la considerazione che nonostante l’attentatore fosse solo e abbia agito isolato in tutta Europa, Italia compresa, si vanno ingrossando le fila dei neonazisti e in alcuni Paesi come la Grecia e l’Ungheria sono ormai sulla soglia di entrare in Parlamento.

In Italia gruppi come Forza Nuova o CasaPound traghettano in Parlamento attraverso le fila dei partiti di estrema destra dai “pieni poteri”.

Quello che sorprende, tra le tante cose sorprendenti, è la strage in diretta sia all’interno della Sinagoga dove 80 fedeli potevano vedere con un circuito chiuso di telecamere cosa avveniva fuori sia in un video di 35 minuti girato dall’attentare con una Go-pro montata sull’elmetto, e rimandato in streaming su un sito di videogiochi. «Ciao il mio nome è sconosciuto e penso che l’Olocausto non sia mai accaduto. La radice di tutti i problemi è l’ebreo», ha urlato all’indirizzo della sinagoga dopo aver esibito dal vivo tutto l’arsenale di armi sul sedile posteriore e sul quello del passeggero.

Una specie di reality show come ormai da quasi 20 anni i media propongono. Un video-game che infatti l’attentatore invia con la Go-Pro in un circuito streaming di giochi. E chissà se gli spettatori del video hanno capito che erano fotogrammi di una strage oppure un qualche misterioso gioco che mancava dai loro scaffali. Dubito.

Portogallo: una sinistra che ha funzionato

Si svolgono oggi le elezioni politiche in Portogallo. I sondaggi danno il Partido Socialista (Ps), al 37% e dove il dubbio, salvo sorprese dell’ultima ora, è solo quello se le urne regaleranno al premier António Costa la maggioranza assoluta dei seggi oppure no. Bene tutto sommato anche le sinistre radicali. Il Bloco de Esquerda potrebbe ottenere il 10%, in linea con i risultati ottenuti nelle legislative del 2015 e la Coligação Democrática Unitária (Cdu, alleanza tra i verdi e i comunisti del Pcp) l’8%.

L’unità delle sinistre, ben organizzata da Antònio Costa ha in 4 anni portato il Paese alla stabilità, con la crescita oltre la media europea e la disoccupazione al minimo. La vittoria del premier Costa sembra scontata.

E’ quella unità delle sinistre di cui molto ha insistito Palmiro Togliatti in Italia fondatore del quotidiano l’Unità. Nel famoso discorso a Salerno nel 1956 Togliatti esortava non solo l’unità di tutta la sinistra, ma anche un’unità tra comunisti e cattolici vedendo in questa unità motivi di condivisione e radici popolari comuni.

L’unità delle sinistre in Europa è sempre stata un problema decisivo e già le divisioni si ebbero in seno alla Conferenza di Zimmerwald durante la Prima Guerra per non parlare della rottura in due tronconi in Italia del PSI tra interventisti e neutralisti.

Il Pd in meno di un anno ha già avuto due diaspore: quella di LeU e Italia Viva. Scissioni con radici dubbie e divisioni su virgole o personalismi proprio in un momento in cui in tutta Europa avanza una destra neofascista e neonazista in tutti i Paesi.

Immigrati: ancora campagna elettorale

L’accordo che il ministro degli Esteri di Maio ha stabilito con 13 paesi interessati al fenomeno della immigrazione si muove ancora nella logica di una campagna elettorale ideologica.

Avevo sperato ci fosse una soluzione del problema che non fosse di tipo semplicemente umanitario o terzomondista e invece è rimasto tutto esattamente come prima nel segno della continuità con l’ex ministro Dell’Interno Matteo Salvini.

Ci era stato promesso anche dalla sinistra del Partito Democratico una revisione completa e radicale dei decreti della sicurezza uno e due e invece siamo passati a una sua concreta applicazione.

Ragionevolmente nonostante gli accordi del ministro degli esteri Di Maio i rimpatri che saranno possibili saranno quelli solo sostenuti dai fondi della comunità europea, mentre appare ovvio che gli accordi stabiliti con i 13 paesi di cui parla Di Maio saranno ampiamente scoraggiati dai paesi stessi che sono già in fibrillazione nel riaccogliere presso di loro i richiedenti asilo.

Ad di là dei casi di chiara ed evidente violazione di legge i rimpatri verso i paesi di cui il patto del ministro Di Maio sarà ostacolato in mille modi e quindi sono accordi che di fatto sono semplicemente ideologici senza nessuna concreta e pratica soluzione del problema. Non possiamo aspettarci che paesi come la Tunisia il Marocco e soprattutto la Libia siano disposti a riprendere in patria le persone che sono scappate o dalla guerra o alla ricerca di nuove opportunità economiche e di vita.

La soluzione che personalmente mi auguro, e che mi ero augurato si trovasse con il nuovo ministro degli Esteri, è quella di formare nei paesi oggetto di emigrazione degli hub di accoglienza in cui fare una selezione tra chi effettivamente scappa da situazioni di pericolo di guerra e chi invece scappa per motivi legati alla malavita o alla ricerca di nuove opportunità personali. Degli hub esattamente come abbiamo in Italia però, per così dire, alla fonte del problema che fanno già un primo controllo e una prima selezione tra le persone effettivamente in pericolo di vita e i furbi.

Resta sempre la soluzione definitiva, che ho già indicato in un altro post, cioè quella di aiutarli in casa propria, ovvero cominciare anche con il contributo dell’unione europea a costruire dei poli industriali o di commercio che possono garantire condizioni di vita migliori ai cittadini che emigrano dai paesi dove ci sono tensioni, conflitti e povertà. Questa è una strada che, peraltro, alla lunga sarebbe anche molto meno costosa dei rimpatri con i soldi della comunità europea

Nuovo referendum per Venezia e Mestre

Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha decretato la data del 1 dicembre per il referendum autonomista tra Venezia e Mestre. E’ il quarto referendum che si svolge per “scollegare” Mestre da Venezia. I precedenti 3 referendum sono andati a vuoto.

Se vincessero i “SI” il Sindaco di Venezia decaderebbe e il Comune sarebbe Commissariato. Brugnaro eletto con una lista civica sostenuta da FI ha dichiarato di non votare. Eccetto i promotori del referendum tutte le altre forze politiche “unioniste” hanno dichiarato o di non andare al voto per impedire il raggiungimento del quorum o di votare “NO”. Per il “SI” oltre al Comitato promotore la Lega Nord.

I tempi per la campagna elettorale sono strettissimi.

Venezia, Mestre e il Veneto sono tormentati quasi ogni anno da referendum inutili. Non utili. Senza nessun esito concreto. Il Ministro Boccia anche lui come tutti gli altri da anni, o forse da più di un decennio, promette autonomia al Veneto e magari c’è ancora qualcuno che ci crede. Di sicuro, da bravo politico, non ci crederà Luca Zaia.