Il conflitto tra industria ed ecologia

Che il libero scambio di impronta capitalistica sia la massima predazione delle risorse naturali e quindi di alterazione ecologica lo abbiamo capito. Lo scioglimento dei ghiacci ai Poli non spiace molto all’industria che subito ha aperto nuove rotte navali commerciali.

D’altra parte il regime sovietico di ispirazione comunista (il comunismo è e resta un’utopia politica né più né meno come molte utopie politiche – La città del Sole di Campanella) che ha portato un Paese con enormi risorse ai supermercati vuoti privi anche di burro, latte e olio, non è un buon esempio da seguire né ecologico né di necessità.

Ci deve essere un punto in cui l’industria si pacifica con l’ambiente i cui effetti devastanti li notiamo tutti almeno nelle bizzarre stagioni di caldo/freddo/che tempo farà. Questo punto riguarda come sempre il binomio domanda-offerta che nel consumismo è diventato il trinomio domanda-domanda indotta-offerta.

Se aspettiamo che l’industria metta la testa a posto alla buonora e quindi la palla ritorna nelle nostre mani. Quanto siamo disposti, compreso chi scrive, a salvare l’ambiente per noi e i nostri figli rinunciando almeno alla domanda indotta dal consumismo che ci fa credere come vitali i beni oziosi, superflui e di lusso?

E’ più facile morire…

E’ più facile morire al pronto soccorso, in una frana, nel crollo di un ponte, sul lavoro, di suicidio rovinati dalle banche o perché adolescenti senza futuro, che uccisi da un migrante o da un extra-comunitario.

Subito tutti in salvo i migranti della Open Arms come disposto dal TAR del Lazio.

La nuova sorveglianza

Raccolgo in poche righe e ricapitolo quanto noto a tutti. Fare il punto spesso serve.

Che la nostra privacy sia inesistente lo sappiamo tutti a partire dai moduli che ci vengono proposti per la firma di consenso che è impossibile leggere davanti ad uno sportello bancario, postale, ospedaliero o assicurativo. Ci sono degli inter amministrativi che non possono andare avanti se prima non abbiamo firmato la nostra rinuncia alla privacy soprattutto on-line. Tutte le App sia di Google che di Apple ci chiedono per poterle usare di accedere alla nostra rubrica, numero e documenti. “Se vuoi installare questa App gratis devi consentire il pieno accesso al tuo telefono”. Già, proprio gratis. Lo stesso WhatsApp ha server in cui i messaggi restano residenti mentre Telegram garantisce la cancellazione e magari qualcuno ci crede.

Gmail ci legge la posta, Messenger e Skype registra i messaggi audio e li trascrive. FaceApp immagazzina i volti, Grindr le informazioni sessuali, Instagram di casa Zuckerberg  – lo stesso di Facebook e Messenger –  indaga istante per istante le nostre giornate, biografie e simpatie.

Del resto la nuova sorveglianza non più su schede cartacee faticosamente raccolte, ma su bytes è inevitabile. Chi potrebbe mai rinunciare nella civiltà della tecnica all’uso del telefono o della rete? Vuoi vedere che si chiama “rete” proprio perché tra le proprie maglie ci cattura?

Ogni click è monetizzato come nel caso del gratuito Firefox purché il click avvenga su Google – Google poi paga Mozilla.

La società Cambridge Analytica è la macchima della propaganda della Brexit e l’elezione di Trump, come racconta Jehane Noujaim e Karim Amer nel documentario Netflix «The Great Hack».

La libidine di potere del Pd

Difficile dire ad un partito governativo come il Pd di stare fuori dal Governo e di rinunciare a potere e poltrone. Renzi di cui ancora gli italiani si stanno leccando le ferite abituato al Palazzo (fuori dal Palazzo non è nessuno) non poteva che rompere il Pd sino alla minaccia concreta di una scissione pur di avere di nuovo le mani sulle leve. Il fronte filo-governativo nel Pd si sta espandendo e nella conferenza stampa che tra poco Renzi terrà – me lo aspetto – una delle sue capriole, e capriole del Pd, per annunciare un Governo di salute pubblica-istituzionale-legislatura-salvezza nazionale e un sacco di altre puttanate tipiche della sinistra di Governo e del suo popolo spaventato, alle corde, sbandato, confuso e guidato da una classe dirigente di Don Abbondio  – questo Governo s’ha da fare, ora o mai più.

L’ennesima tragedia della sinistra si sta per consumare in una coalizione Pd-M5S che Grillo (adesso) invoca ma che rifiutò quando in tempi migliori e non sospetti lo propose Bersani.

La Conversione dell’Inominabile dovrà quindi ancora aspettare e dietro le fila, sobillato e sostenuto da milioni di euro russi per destabilizzare l’Italia, continuerà nel suo squadrismo ideologico (“pieni poteri” è un frasario che ricorda tempi di buio, lacrime e sangue) trovando (che culo!) qualcuno che gli sistema i conti economici nel disastro che ha combinato da 8 settembre.

Il dio che canta

Dove ha inizio la tragedia umana per Nietzsche? Ha inizio nel crollo della visione dionisiaca della vita e nell’affermarsi di quella apollinea, socratica del sillogismo, della ragione come semplice calcolo.

Dioniso rappresenta il “sì” alla vita nella sua interezza, è un dio della gioia, che canta, che danza e che rifugge la fuga e la morte e tutto quello che è mortale o mortifero. Dioniso è il cuore Apollo è la ragione – e se la ragione non passa al cuore serve a poco la nostra capacità enorme di capire le cose con la mente. Solo attraverso il cuore la ragione si fa atto, potenza, giustizia vera, vera capacità di comprendere a sé.

Chi di noi, magari non più giovanissimo, non ha capito molte cose e chi di noi non è in grado di avere una visione futura del mondo e dell’umanità? Molti di noi, o forse tutti, ma siamo investiti da una paralisi, da una narcolessia, da un senso di impotenza che ristagna nella mente senza possibilità di diventare un’azione vera, di vita, di passione e di amore sincero filtrando attraverso il cuore  – sede dei sentimenti, delle emozioni non tossicomani, degli affetti veri.

In ciò evitiamo nella fuga o nel nichilismo un totale “sì” alla vita per rifugiarci nell’individualismo narcisistico di chi conosce molto e vede lontano, ma sta alla finestra a guardare con paura la vita che scorre.

Che Dio benedica Salvini

Non ho letto il dl sulla sicurezza e credo non sia ancora reso pubblico. Ho però sentito i contenuti preannunciati dal Ministro Salvini più volte sia sui social sia su un lungo video di Repubblica. Da quanto ho sentito era una proposta mista di demagogia e autoritarismo. Ridurre i tempi della Giustizia della metà in un Paese di baruffanti non è credibile. Tralascio le ong e i cortei con pene che farebbero rabbrividire sulla proporzione tra pena e delitto anche Cesare Beccaria. Temo sia un dl che sciolti i dubbi del Presidente Mattarella rischia solo di riempire le galere di ladri di polli e quindi un dl concretamente disatteso.

Il Ministro tuttavia ha il merito di aver messo in luce, e credo non a caso visto che punta ai voti di M5S, l’ipocrisia, la politica inconsistente, le mezze figure politiche, ladri e ladruncoli dell’immacolato M5S delle Parlamentarie, della democrazia diretta, del 1 vale 1, della onestà politica, intellettuale e di “Cassa” del M5S. Ormai oggi più casta di tutte le  caste mai viste in Italia.

Oggi hanno promesso un inamovibile “niet” sulla TAV ma vedremo nella giornata di oggi e domani come voteranno in “Parlamentario”

La solita stampa triste…

Sono 5 giorni che tiene banco la polemica politica, e le Prime dei quotidiani, la vicenda della moto d’acqua del figlio del Ministro Salvini. Oggi il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti invoca il Premier Conte per la difesa della libertà di stampa. Il Presidente Mattarella giustamente non pronuncia una parola sulla libertà di stampa. Libertà che a me non pare compromessa se non un Ministro che puntualmente alla Conferenze Stampa non risponde mai. Di poco fa la notizia che ad una Conferenza Stampa su Moscopoli ad una domanda di un giornalista di Report il Ministro replica con un “lei è un maleducato” e non risponde.

Sulla Diciotti stessa solita fuga davanti ai microfoni.

Gli italiani, Cuore di papà, si sono inteneriti quando Salvini ha detto “ho sbagliato io… prendetevela con me…” ed hanno perdonato tutto nella commozione.

In effetti la violazione di legge dello Squad del jr. Salvini non pare così decisiva sulla scena politica.

In settimana il Governo con il pacchetto sicurezza e la TAV si gioca tutto  – e forse si gioca anche l’Italia. Su questo da giorni poche e scarne notizie. Sulla “Flat tax”, destinata a cambiare il mondo del lavoro rendendolo ancora più sperequativo e instabile oltre che cambiare il sistema pensionistico impoverendolo, nemmeno una parola.

Il pacchetto sicurezza della Lega è lontano distanze siderali da quello elaborato dal Governo.

Ricorda un po’ le vicende delle Signorine di  Berlusconi che mentre spingeva, con la sinistra di governo, tutto su un estremo liberismo smantellando diritti e stabilità del mondo del lavoro, stampa e tivù si attardavano sulle ragazze.

Strage alla stazione di Bologna del 2 Agosto

Era il 2 Agosto del 1980 alle ore 10.25 quando una bomba sventrò la stazione ferroviaria di Bologna facendo 86 morti e circa 200 feriti. Furono identificati gli esecutori tutti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) una formazione terroristica di estrema destra. Fu la strage più sanguinaria dal dopoguerra, ma le Foibe lasciamolo pure come unico giorno di festa per la Destra che scorda una lunga catena di terrorismo e morti proprio di matrice destrosa.

Italicus, Piazza Fontana, la Loggia di Brescia e molto altro. Questi lutti, anche tutti insieme, non godono di un giorno in cui ricordare le vittime e le famiglie dilaniate dal dolore. La Destra terroristica ha sempre puntato alla strage mentre il terrorismo rosso a colpire bersagli unici ma strategici. Anche qui non guasterebbe un giorno per ricordare vittime e famiglie degli Anni di Piombo.

I mandanti non furono mai trovati e fu un atto terroristico pare con la volontà della criminalità organizzata e servizi segreti deviati.

Dopo Bologna un lungo salto fino alla strage di Capaci (1992) e allo stragismo della criminalità organizzata con il Magistrato Falcone e la sua scorta.

Due righe sulla strage ferroviaria di Bologna sembrano doverose, magari in attesa di “Un giorno delle stragi” per la commemorazione di lutti  – e di tutti gli italiani colpiti non poco dallo stragismo e dagli anni di Piombo.

Ahi serva Italia

A chi non verrebbe in mente di citare Dante sulla situazione politica italiana e chi non la riterrebbe un’analogia legittima estenderlo almeno agli ultimi 20 anni?

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”

(Purgatorio Canto VI, Dante)

Italia serva dei politici e dall’odio che direttamente o indirettamente viene da loro disseminato. Odio che si diffonde non solo verso le OMG che ci ha pochi giorni fa inimicato Francia e Germania, ma l’odio tra la gente, nelle famiglie, nelle relazioni di una società sempre più violenta. L’Europa ha popoli depressi, tristi che “tirano a campare” come ha detto Scalfari su un Fondo di Repubblica. Persone che si barcamenano per tirare a fine mese come possono e giovani senza un futuro per il quale studiare, lavorare e impegnarsi.

Abbiamo il nocchiere, ma tra chi non ha personalità politica, o chi alza il gomito di Vodka, è sempre la solita menata. Se inverti i fattori, si direbbe in matematica, il prodotto non cambia. Il Governo del Cambiamento ci ha isolato in Europa e creato inimicizia con tutti. Sulle Deleghe alle Regioni lo stesso partito autonomista ha votato contro. Il cambiamento non si è visto, ma sembra il solito siparietto all’italiana che di volta in volta sorprende qualcuno con le mani nella marmellata.

Sepolto Borrelli ci si chiede perché abbia fatto tanto per lasciare tutto peggio di prima. Ormai solo dei folli potrebbero ricostituire un altro “Pool di Mani Pulite”. Anche la giustizia tira a campare e si barcamena in una sorta di cerchiobottismo.

Eppure il  mare non è in tempesta, ma moderatamente mosso.

Eppure un’ Italia che non è, né donna di provincia, né di bordello. Semmai un’Italia di “Signori e Signore” con una doppia morale che va dal Vaticano ai barconi con un ping-pong di costa in costa. I cattolicissimi italiani hanno figli di un Dio minore dove esultare se sbarcano altrove e il più lontano possibile  – o se proprio non sbarcano.

La libertà come non-scelta

Nella tradizione Occidentale, o in gran parte di essa, si insiste sulla necessità della “scelta”. Gli ignavi di Dante, Aut-Aut di Søren Kierkegaard e molta parte del pensiero positivista, marxismo compreso, nei suoi aspetti inevitabili e meccanicistici.

Per molti sembra che il motore della storia si incarni in una scelta netta tra due corni di un’alternativa  – se non ci fosse Hegel a dirci che lo sviluppo storico è immanente alla logica e allo spirito della storia stessa visione di cui c’è traccia anche nel pensiero marxista in tutte quelle “necessità” che la storia dell’uomo stessa ci indica.

Nel pensiero cattolico, diversamente da quello buddhista, la scelta è secca tra bene e male, un bene e un male metatemporali e metastorici. Validi allora e per sempre. Intoccabili. Dogmatici.

Naturalmente sto parlando di scelte ontiche e ontologiche e non certo di scelte della quaotidianità come fermarsi con il semaforo rosso e ripartire con quello verde. La zona gialla semaforica è solo l’intimazione ultimativa alla scelta.

Non di rado la scelta diventa totale dedizione  – ad una causa, ad un capo ad un’idea o ad una ideologia- se non addirittura fanatismo.

Sarà Theodor Adorno, filosofo, musicista e musicofilo della Scuola di Francoforte ad affermare che “la libertà non consiste nella scelta ma nell’evitare la scelta”.

Dalla parte di tutti e di nessuno.

Né capo né servo.

Né ricco né povero.

Né cattolico né ateo.

Né partigiano né qualunquista.

(in foto Theodor Adorno)