L’uomo come problema

A partire dai primi anni del ‘900 l’esistenza dell’uomo si pone come “problema”. La riflessione sull’uomo si problematizza e l’uomo stesso comincia a intuire che la propria vita è un problema.  Il termine “problema” è qui da intendersi nella sua derivazione greca di “mettere davanti, proporre, gettarsi”. Si inizia a capire che la vita è fatta di scelte di cui ne va la stessa esistenza dell’uomo. La stessa possibilità di scelta implica la vita fisica dell’uomo stesso. La scelta è prima di tutto rinuncia e spesso rinuncia definitiva dalla quale non si può tornare indietro.

Scegliere A vuol dire rinunciare a B, ma la rinuncia a B è definitiva o quello che viene espresso in un linguaggio più comune si “perde il treno”. Perdere il treno, che spesso viene indicato come un fatto unico e negativo, può anche essere positivo se quei binari portano in un luogo esistenziale che conviene evitare.

Ma la scelta non è tra soli due elementi A o B ma tra un “insieme” di elementi di A e di B. La diramazione della scelta assume quindi infinite possibilità e tutte coinvolgono la vita stessa dell’uomo.

La scelta può essere autentica, come direbbe Heidegger, o inautentica, ovvero può realizzare le nostre vere proprietà individuali oppure perdersi nella struttura del “si dice, si fa, si usa”. La realizzazione di sé o la perdita nel mondo dell’anonimato  – Uno, nessuno, centomila, per citare un’opera di Pirandello.

Quei rari momenti…

I concetti di amore, felicità, leggerezza hanno attorno a sé un alone tanto magico quanto inspiegabile che a parole nessuno sa descrivere. Letteratura e musica ne hanno fatto un leitmotiv di una tale noia da narcotizzare anche i casi più gravi di insonnia. Tutti cercano di trovare una piega unica e originaria che spieghi il concetto, ma dicono sempre le stesse cose

I giovani amanti credo che non pronuncino più la fatidica frase “ti amo” sia per evitare ilarità sia perché loro stessi non ne capiscono il significato. Al ristorante o in pizzeria stanno ore in silenzio l’uno di fronte all’altra cercando con discrezione mal celata di dare un occhio a WhatsApp.

Le hit parade con canzoni d’amore reggono al massimo una settimana nel periodo estivo, ma nemmeno arrivano alla hit se in bassa stagione.

In generale in tempi gonfi di odio di tutti contro tutti i termini assumono quasi un significato sinistro.

Esistono dei momenti molto rari di intensità con lunghi e sterminati intervalli di noia  -quella che “lima e ti divora” direbbe Leopardi-  ma siccome tali rarissimi momenti non li sappiamo cogliere, oppure li cogliamo solo di spalle quando ci hanno lasciato, la maggioranza delle persone si dibatte, gira e rigira nel grigiore della noia e del nonsense.

EN vers.  https://medium.com/@mariomarangon_41047/those-rare-moments-b15b0229b40e

Il conflitto tra industria ed ecologia

Che il libero scambio di impronta capitalistica sia la massima predazione delle risorse naturali e quindi di alterazione ecologica lo abbiamo capito. Lo scioglimento dei ghiacci ai Poli non spiace molto all’industria che subito ha aperto nuove rotte navali commerciali.

D’altra parte il regime sovietico di ispirazione comunista (il comunismo è e resta un’utopia politica né più né meno come molte utopie politiche – La città del Sole di Campanella) che ha portato un Paese con enormi risorse ai supermercati vuoti privi anche di burro, latte e olio, non è un buon esempio da seguire né ecologico né di necessità.

Ci deve essere un punto in cui l’industria si pacifica con l’ambiente i cui effetti devastanti li notiamo tutti almeno nelle bizzarre stagioni di caldo/freddo/che tempo farà. Questo punto riguarda come sempre il binomio domanda-offerta che nel consumismo è diventato il trinomio domanda-domanda indotta-offerta.

Se aspettiamo che l’industria metta la testa a posto alla buonora e quindi la palla ritorna nelle nostre mani. Quanto siamo disposti, compreso chi scrive, a salvare l’ambiente per noi e i nostri figli rinunciando almeno alla domanda indotta dal consumismo che ci fa credere come vitali i beni oziosi, superflui e di lusso?

E’ più facile morire…

E’ più facile morire al pronto soccorso, in una frana, nel crollo di un ponte, sul lavoro, di suicidio rovinati dalle banche o perché adolescenti senza futuro, che uccisi da un migrante o da un extra-comunitario.

Subito tutti in salvo i migranti della Open Arms come disposto dal TAR del Lazio.

La nuova sorveglianza

Raccolgo in poche righe e ricapitolo quanto noto a tutti. Fare il punto spesso serve.

Che la nostra privacy sia inesistente lo sappiamo tutti a partire dai moduli che ci vengono proposti per la firma di consenso che è impossibile leggere davanti ad uno sportello bancario, postale, ospedaliero o assicurativo. Ci sono degli inter amministrativi che non possono andare avanti se prima non abbiamo firmato la nostra rinuncia alla privacy soprattutto on-line. Tutte le App sia di Google che di Apple ci chiedono per poterle usare di accedere alla nostra rubrica, numero e documenti. “Se vuoi installare questa App gratis devi consentire il pieno accesso al tuo telefono”. Già, proprio gratis. Lo stesso WhatsApp ha server in cui i messaggi restano residenti mentre Telegram garantisce la cancellazione e magari qualcuno ci crede.

Gmail ci legge la posta, Messenger e Skype registra i messaggi audio e li trascrive. FaceApp immagazzina i volti, Grindr le informazioni sessuali, Instagram di casa Zuckerberg  – lo stesso di Facebook e Messenger –  indaga istante per istante le nostre giornate, biografie e simpatie.

Del resto la nuova sorveglianza non più su schede cartacee faticosamente raccolte, ma su bytes è inevitabile. Chi potrebbe mai rinunciare nella civiltà della tecnica all’uso del telefono o della rete? Vuoi vedere che si chiama “rete” proprio perché tra le proprie maglie ci cattura?

Ogni click è monetizzato come nel caso del gratuito Firefox purché il click avvenga su Google – Google poi paga Mozilla.

La società Cambridge Analytica è la macchima della propaganda della Brexit e l’elezione di Trump, come racconta Jehane Noujaim e Karim Amer nel documentario Netflix «The Great Hack».

La libidine di potere del Pd

Difficile dire ad un partito governativo come il Pd di stare fuori dal Governo e di rinunciare a potere e poltrone. Renzi di cui ancora gli italiani si stanno leccando le ferite abituato al Palazzo (fuori dal Palazzo non è nessuno) non poteva che rompere il Pd sino alla minaccia concreta di una scissione pur di avere di nuovo le mani sulle leve. Il fronte filo-governativo nel Pd si sta espandendo e nella conferenza stampa che tra poco Renzi terrà – me lo aspetto – una delle sue capriole, e capriole del Pd, per annunciare un Governo di salute pubblica-istituzionale-legislatura-salvezza nazionale e un sacco di altre puttanate tipiche della sinistra di Governo e del suo popolo spaventato, alle corde, sbandato, confuso e guidato da una classe dirigente di Don Abbondio  – questo Governo s’ha da fare, ora o mai più.

L’ennesima tragedia della sinistra si sta per consumare in una coalizione Pd-M5S che Grillo (adesso) invoca ma che rifiutò quando in tempi migliori e non sospetti lo propose Bersani.

La Conversione dell’Inominabile dovrà quindi ancora aspettare e dietro le fila, sobillato e sostenuto da milioni di euro russi per destabilizzare l’Italia, continuerà nel suo squadrismo ideologico (“pieni poteri” è un frasario che ricorda tempi di buio, lacrime e sangue) trovando (che culo!) qualcuno che gli sistema i conti economici nel disastro che ha combinato da 8 settembre.

Il dio che canta

Dove ha inizio la tragedia umana per Nietzsche? Ha inizio nel crollo della visione dionisiaca della vita e nell’affermarsi di quella apollinea, socratica del sillogismo, della ragione come semplice calcolo.

Dioniso rappresenta il “sì” alla vita nella sua interezza, è un dio della gioia, che canta, che danza e che rifugge la fuga e la morte e tutto quello che è mortale o mortifero. Dioniso è il cuore Apollo è la ragione – e se la ragione non passa al cuore serve a poco la nostra capacità enorme di capire le cose con la mente. Solo attraverso il cuore la ragione si fa atto, potenza, giustizia vera, vera capacità di comprendere a sé.

Chi di noi, magari non più giovanissimo, non ha capito molte cose e chi di noi non è in grado di avere una visione futura del mondo e dell’umanità? Molti di noi, o forse tutti, ma siamo investiti da una paralisi, da una narcolessia, da un senso di impotenza che ristagna nella mente senza possibilità di diventare un’azione vera, di vita, di passione e di amore sincero filtrando attraverso il cuore  – sede dei sentimenti, delle emozioni non tossicomani, degli affetti veri.

In ciò evitiamo nella fuga o nel nichilismo un totale “sì” alla vita per rifugiarci nell’individualismo narcisistico di chi conosce molto e vede lontano, ma sta alla finestra a guardare con paura la vita che scorre.

Che Dio benedica Salvini

Non ho letto il dl sulla sicurezza e credo non sia ancora reso pubblico. Ho però sentito i contenuti preannunciati dal Ministro Salvini più volte sia sui social sia su un lungo video di Repubblica. Da quanto ho sentito era una proposta mista di demagogia e autoritarismo. Ridurre i tempi della Giustizia della metà in un Paese di baruffanti non è credibile. Tralascio le ong e i cortei con pene che farebbero rabbrividire sulla proporzione tra pena e delitto anche Cesare Beccaria. Temo sia un dl che sciolti i dubbi del Presidente Mattarella rischia solo di riempire le galere di ladri di polli e quindi un dl concretamente disatteso.

Il Ministro tuttavia ha il merito di aver messo in luce, e credo non a caso visto che punta ai voti di M5S, l’ipocrisia, la politica inconsistente, le mezze figure politiche, ladri e ladruncoli dell’immacolato M5S delle Parlamentarie, della democrazia diretta, del 1 vale 1, della onestà politica, intellettuale e di “Cassa” del M5S. Ormai oggi più casta di tutte le  caste mai viste in Italia.

Oggi hanno promesso un inamovibile “niet” sulla TAV ma vedremo nella giornata di oggi e domani come voteranno in “Parlamentario”

La solita stampa triste…

Sono 5 giorni che tiene banco la polemica politica, e le Prime dei quotidiani, la vicenda della moto d’acqua del figlio del Ministro Salvini. Oggi il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti invoca il Premier Conte per la difesa della libertà di stampa. Il Presidente Mattarella giustamente non pronuncia una parola sulla libertà di stampa. Libertà che a me non pare compromessa se non un Ministro che puntualmente alla Conferenze Stampa non risponde mai. Di poco fa la notizia che ad una Conferenza Stampa su Moscopoli ad una domanda di un giornalista di Report il Ministro replica con un “lei è un maleducato” e non risponde.

Sulla Diciotti stessa solita fuga davanti ai microfoni.

Gli italiani, Cuore di papà, si sono inteneriti quando Salvini ha detto “ho sbagliato io… prendetevela con me…” ed hanno perdonato tutto nella commozione.

In effetti la violazione di legge dello Squad del jr. Salvini non pare così decisiva sulla scena politica.

In settimana il Governo con il pacchetto sicurezza e la TAV si gioca tutto  – e forse si gioca anche l’Italia. Su questo da giorni poche e scarne notizie. Sulla “Flat tax”, destinata a cambiare il mondo del lavoro rendendolo ancora più sperequativo e instabile oltre che cambiare il sistema pensionistico impoverendolo, nemmeno una parola.

Il pacchetto sicurezza della Lega è lontano distanze siderali da quello elaborato dal Governo.

Ricorda un po’ le vicende delle Signorine di  Berlusconi che mentre spingeva, con la sinistra di governo, tutto su un estremo liberismo smantellando diritti e stabilità del mondo del lavoro, stampa e tivù si attardavano sulle ragazze.

Strage alla stazione di Bologna del 2 Agosto

Era il 2 Agosto del 1980 alle ore 10.25 quando una bomba sventrò la stazione ferroviaria di Bologna facendo 86 morti e circa 200 feriti. Furono identificati gli esecutori tutti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) una formazione terroristica di estrema destra. Fu la strage più sanguinaria dal dopoguerra, ma le Foibe lasciamolo pure come unico giorno di festa per la Destra che scorda una lunga catena di terrorismo e morti proprio di matrice destrosa.

Italicus, Piazza Fontana, la Loggia di Brescia e molto altro. Questi lutti, anche tutti insieme, non godono di un giorno in cui ricordare le vittime e le famiglie dilaniate dal dolore. La Destra terroristica ha sempre puntato alla strage mentre il terrorismo rosso a colpire bersagli unici ma strategici. Anche qui non guasterebbe un giorno per ricordare vittime e famiglie degli Anni di Piombo.

I mandanti non furono mai trovati e fu un atto terroristico pare con la volontà della criminalità organizzata e servizi segreti deviati.

Dopo Bologna un lungo salto fino alla strage di Capaci (1992) e allo stragismo della criminalità organizzata con il Magistrato Falcone e la sua scorta.

Due righe sulla strage ferroviaria di Bologna sembrano doverose, magari in attesa di “Un giorno delle stragi” per la commemorazione di lutti  – e di tutti gli italiani colpiti non poco dallo stragismo e dagli anni di Piombo.