Occidente, dove tramonta (il Sole)

Sull’ Europa leggo di tutto e tutte proposte in assoluta buona fede quanto di un assoluto senso di impotenza. Predomina l’idea di cambiarla, ma nessuno fa una proposta concreta in termini geopolitici, economici e di forma costituzionale. Alcuni dicono che grazie all’Europa hanno visto un buco nero. Tutti consapevoli che ormai l’Europa è una strada senza ritorno e che la “Federazione Europea” è stato solo un buon affare per ricapitalizzare gratis le banche. Altri da Londra dicono che sta crollando tutto… A me non pare che i cittadini londinesi stiano crollando… Hanno capito che gattopardiano che “tutto cambia per restare sempre uguale” è l’unica regola importante. E lo hanno capito anche gli ingenui anarchici come me, figli di un Nestor Machno trucidato con la sua intera comunità in Ucraina proprio da Stalin. Ma nella vita bisogna avere un Sogno per arrivare a far notte  – anche se è un sogno ingenuo e adolescenziale.

Il destino dell’Europa credo (credo) sia proprio nel suo tramonto verso Occidente.

L’Europa può solo fare un salto enorme, ma non credo abbia alternative. Abbiamo sempre cercato, con decine o centinaia di guerre e da ultimo con due Guerre Mondiali, il dominio, la forza, l’imposizione, il primato della nostra civiltà sugli altri popoli. Ma l’esito di questa nostro volontà di dominio, o “volontà di potenza” come direbbe Nietzsche, è stato esattamente contrario. Flussi sempre più importanti di “barbari” arrivano da noi e analogamente al Muro di Berlino del ’61 dobbiamo difenderci con nuovi muri come l’Ungheria o in modo spietato con un ping-pong di barconi che prima o poi dobbiamo accogliere. Sullo sfondo il fanatismo arabo dell’ISIS come punta armata di un mondo arabo il quale ci vede con sempre maggiore ostilità. Resiste solo Israele ma perché lo vuole la lobby ebraica in USA. E il Presidente Trump non può che sostenere, forse anche controvoglia, l’ultimo baluardo occidentale di difesa.

Regaliamo tutto alla Cina pur di restare a galla ancora per un po’ alla Barra di comando, ma i nuovi Paesi emergenti tra non molto dislocheranno le loro fabbriche in Europa infilandoci in garage a cucire cloni italiani venduti a buon prezzo in Cina. Scenario estremo, ma possibile.

L’Europa potrà reagire nel solito modo cioè con armi micidiali che solo noi abbiamo. Questa però sarebbe una guerra “escatologica”.

L’Europa può invece trovare proprio nel suo declino verso il tramonto quello che non è mai stata, cioè non più il dominio con le armi ma il nuovo motore storico fatto di “relazioni con l’altro”. Essere un crocevia di popoli e nazioni ai quali dare la più alta forma culturale sino ad ora mai esistita altrove nel mondo. Una civiltà che ha superato recinti e steccati di pregiudizi culturali soprattutto nei diritti civili come le donne e i gay, giusto per fare un esempio, dove in altre culture hanno ancora il carcere o la Forca. Solo una “supereuropa”, una “oltre europa” può fare il salto e svuotarci dalla “volontà di potenza” che oggi non potrebbe più reggere  – i riferimenti a Nietzsche mi sembrano evidenti.

E magari, chissà, arrivare alla punta più alta della storia dell’uomo cioè di realizzare che siamo “gettati nel mondo” e che siamo “Esserci per la morte” come direbbe Heidegger. Ovvero superare e assumere come “naturale” l’angoscia della morte causa di tutti i nostri mali e della nostra infelicità.

Non è una sfida di poco conto, ma è l’unica reale in cui da subito l’Europa può ritrovare di nuovo la sua centralità.

Certo, possiamo ancora trascinarci avanti, e forse per alcuni anni, con conti, bilanci, direttive, austerità e una falsa e ipocrita unità, ma prima o poi dovremo chiudere un capitolo glorioso, ma aprirne un altro di ancora più glorioso e che non sia crescita economica ma progresso umano.

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