Il dio che canta

Dove ha inizio la tragedia umana per Nietzsche? Ha inizio nel crollo della visione dionisiaca della vita e nell’affermarsi di quella apollinea, socratica del sillogismo, della ragione come semplice calcolo.

Dioniso rappresenta il “sì” alla vita nella sua interezza, è un dio della gioia, che canta, che danza e che rifugge la fuga e la morte e tutto quello che è mortale o mortifero. Dioniso è il cuore Apollo è la ragione – e se la ragione non passa al cuore serve a poco la nostra capacità enorme di capire le cose con la mente. Solo attraverso il cuore la ragione si fa atto, potenza, giustizia vera, vera capacità di comprendere a sé.

Chi di noi, magari non più giovanissimo, non ha capito molte cose e chi di noi non è in grado di avere una visione futura del mondo e dell’umanità? Molti di noi, o forse tutti, ma siamo investiti da una paralisi, da una narcolessia, da un senso di impotenza che ristagna nella mente senza possibilità di diventare un’azione vera, di vita, di passione e di amore sincero filtrando attraverso il cuore  – sede dei sentimenti, delle emozioni non tossicomani, degli affetti veri.

In ciò evitiamo nella fuga o nel nichilismo un totale “sì” alla vita per rifugiarci nell’individualismo narcisistico di chi conosce molto e vede lontano, ma sta alla finestra a guardare con paura la vita che scorre.