Nuovo referendum per Venezia e Mestre

Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha decretato la data del 1 dicembre per il referendum autonomista tra Venezia e Mestre. E’ il quarto referendum che si svolge per “scollegare” Mestre da Venezia. I precedenti 3 referendum sono andati a vuoto.

Se vincessero i “SI” il Sindaco di Venezia decaderebbe e il Comune sarebbe Commissariato. Brugnaro eletto con una lista civica sostenuta da FI ha dichiarato di non votare. Eccetto i promotori del referendum tutte le altre forze politiche “unioniste” hanno dichiarato o di non andare al voto per impedire il raggiungimento del quorum o di votare “NO”. Per il “SI” oltre al Comitato promotore la Lega Nord.

I tempi per la campagna elettorale sono strettissimi.

Venezia, Mestre e il Veneto sono tormentati quasi ogni anno da referendum inutili. Non utili. Senza nessun esito concreto. Il Ministro Boccia anche lui come tutti gli altri da anni, o forse da più di un decennio, promette autonomia al Veneto e magari c’è ancora qualcuno che ci crede. Di sicuro, da bravo politico, non ci crederà Luca Zaia.

L’uomo come problema

A partire dai primi anni del ‘900 l’esistenza dell’uomo si pone come “problema”. La riflessione sull’uomo si problematizza e l’uomo stesso comincia a intuire che la propria vita è un problema.  Il termine “problema” è qui da intendersi nella sua derivazione greca di “mettere davanti, proporre, gettarsi”. Si inizia a capire che la vita è fatta di scelte di cui ne va la stessa esistenza dell’uomo. La stessa possibilità di scelta implica la vita fisica dell’uomo stesso. La scelta è prima di tutto rinuncia e spesso rinuncia definitiva dalla quale non si può tornare indietro.

Scegliere A vuol dire rinunciare a B, ma la rinuncia a B è definitiva o quello che viene espresso in un linguaggio più comune si “perde il treno”. Perdere il treno, che spesso viene indicato come un fatto unico e negativo, può anche essere positivo se quei binari portano in un luogo esistenziale che conviene evitare.

Ma la scelta non è tra soli due elementi A o B ma tra un “insieme” di elementi di A e di B. La diramazione della scelta assume quindi infinite possibilità e tutte coinvolgono la vita stessa dell’uomo.

La scelta può essere autentica, come direbbe Heidegger, o inautentica, ovvero può realizzare le nostre vere proprietà individuali oppure perdersi nella struttura del “si dice, si fa, si usa”. La realizzazione di sé o la perdita nel mondo dell’anonimato  – Uno, nessuno, centomila, per citare un’opera di Pirandello.

Quei rari momenti…

I concetti di amore, felicità, leggerezza hanno attorno a sé un alone tanto magico quanto inspiegabile che a parole nessuno sa descrivere. Letteratura e musica ne hanno fatto un leitmotiv di una tale noia da narcotizzare anche i casi più gravi di insonnia. Tutti cercano di trovare una piega unica e originaria che spieghi il concetto, ma dicono sempre le stesse cose

I giovani amanti credo che non pronuncino più la fatidica frase “ti amo” sia per evitare ilarità sia perché loro stessi non ne capiscono il significato. Al ristorante o in pizzeria stanno ore in silenzio l’uno di fronte all’altra cercando con discrezione mal celata di dare un occhio a WhatsApp.

Le hit parade con canzoni d’amore reggono al massimo una settimana nel periodo estivo, ma nemmeno arrivano alla hit se in bassa stagione.

In generale in tempi gonfi di odio di tutti contro tutti i termini assumono quasi un significato sinistro.

Esistono dei momenti molto rari di intensità con lunghi e sterminati intervalli di noia  -quella che “lima e ti divora” direbbe Leopardi-  ma siccome tali rarissimi momenti non li sappiamo cogliere, oppure li cogliamo solo di spalle quando ci hanno lasciato, la maggioranza delle persone si dibatte, gira e rigira nel grigiore della noia e del nonsense.

EN vers.  https://medium.com/@mariomarangon_41047/those-rare-moments-b15b0229b40e