Ce ne fosse uno non corrotto da candidare… E chi lo vorrebbe?

Subito dopo Mani Pulite un Fondo di Eugenio Scalfari titolava “Il partito che non c’è” alludendo ad un semplice partito dove non ci fossero corrotti e corruttori. Scalfari esortava ad un qualsiasi partito purché vi fosse gente onesta.

Non ho mai condiviso l’idea di Scalfari perché l’onestà di un politico è il requisito minimo e di base, ma non l’unico. E’ indubbio che chi manovra denaro pubblico di noi cittadini non se ne deve appropriare, ma è altrettanto indubbio che un politico deve sapere far politica.

Il mio ragionamento è ovvio, eppure Grillo e i M5S hanno preso sul serio Scalfari (o altri) cercando di mettere in piedi prima un movimento e poi un partito cercando fuori dal mondo della politica perché solo lì era possibile trovare persone oneste. I risultati sul piano politico dei Grillini si sono visti e si è affacciata sulla scena politica parlamentare persone di buona volontà, ma che ne capivano di politica quanto io ne capisco di fisica del Neutrino.

L’ultimo caso è stato il candidato alle Regionali calabre del prof. Aiello che ancor prima di autenticare firme per la candidatura con il M5S si è scoperto avere una costosa villa abusiva. Di Maio aspetta chiarimenti, ovvero un qualche imbroglio che Aiello possa trovare per sistemare le sue cose e quindi evitare un flop clamoroso al “partito degli onesti”.

Si potrebbe inferire, allora, che sia dentro che fuori dal mondo della politica non ci siano persone oneste, ma più realisticamente si può dire che in Italia ci sono milioni di persone oneste che però vengono di proposito lasciate fuori dal mondo della politica. Nessuno vuole persone oneste e con la schiena dritta dentro i partiti perché potrebbero scoprire e denunciare fatti e misfatti scomodi per il potere. Chi mai prenderebbe un politico della caratura della segretaria di Galan che esponendosi e giocandosi per sempre la vita “canta” davanti alla Magistratura?

E chi mai potrebbe tra i milioni di cittadini onesti alzare la testa per denunciare illegalità senza subirne la persecuzione sino alle stanze di un manicomio o di un reparto di psichiatria? Il naufragio totale dell’ANAC lo dimostra. Fondato per difendere i cittadini che denunciavano la PA e poterli tutelare dalle ripercussioni della politica e del malaffare ha in realtà raccolto centinaia di migliaia di nomi che hanno fatto denuncia  – per poi magari promuovere o affiancare il carattere persecutorio con siringhe e manicomi. I reparti di psichiatria, manicomi moderni di segregazione non più fisica ma mentale, sono diventati  – un po’ come sempre devo dire – il luogo di punizione del dissenso politico e sociale. La “punizione dell’onestà”.

C’è un’Italia onesta, seria e che lavora, ma i partiti e la politica non la vogliono. A me pare un’ovvietà.