Il desiderio puro e il desiderio etico

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Le forme del desiderio sono moltissime e il desiderio sessuale è una delle tante forme in cui si esprime il desiderio. Come spesso accade per un fatto di “economia mentale” (E. Mach) non possiamo ogni giorno chiederci quale delle forme vogliamo esprimere e quindi il desiderio sessuale è diventata la forma principale.

Una delle tante forme è anche quella del desiderio di morte che per molti analisti è anche espressa come “desiderio puro”. Finiamo il ragionamento senza cedere a conclusioni affrettate cercando anche di vedere se si tratta davvero di un desiderio puro.

Antigone ma potremo esemplificare con altre figure meno epiche.

Ha davanti a sé due scelte: quella del suo desiderio cioè di dare sepoltura al fratello sapendo che andando contro le Leggi della città sarà sepolta viva, oppure osservare le Leggi della città, non dare sepoltura al fratello ma restare in vita. Ascolta il suo vero desiderio cioè quello di dare sepoltura a Polinice  -che il Re aveva dichiarato traditore e quindi non degno di sepoltura –  andando incontro alla sua morte. In Antigone non c’è nessuna mediazione. O il desiderio o le Leggi, o la sua morte o la negazione del suo desiderio. Il desiderio diventa “puro” perché non è desiderio dell’altro, ma il desiderio in sé. Sto parlando di un caso limite e di una eroina greca. Spesso solo spingendo e forzando il ragionamento fino alle sue conseguenze estreme riusciamo ad ottenere un qualche risultato.

Potrei fare mille ragionamenti sulla capacità di mediazione o sintesi tra le due polarità, ma porterebbero solo fuori strada l’intero ragionamento.

Possiamo attribuire delle colpe ad Antigone per aver seguito solo il suo desiderio? Sembra di no e gli analisti stessi spesso incoraggiano di seguire il nostro vero desiderio. L’analista cerca di spogliare nel paziente tutte le “sovrastrutture” culturali, sociali e per arrivare a far emergere il desiderio vero, ma la psicanalisi  -direbbe Lacan-  Non è una “religione del desiderio” e non lo è per almeno due motivi. Il primo per l’impossibilità ontologica di esprimere del tutto il desiderio e il secondo perché il desideri privo di etica diventa angoscia, perdita, lutto.

La psicanalisi incoraggia il nostro desiderio, ma affinché non sia un desiderio che si perda nell’impossibilità di realizzarsi pienamente o non scivoli nella compulsione ci avverte che deve avere un legame etico non solo nella struttura bene/male ma soprattutto nella struttura di un’azione (l’etica inerisce l’azione) che permetta al desiderio di potersi esprimere fin dove è possibile, goderne della possibilità anche se non “pura” ma orientato verso la sua massima espressione senza perdersi nell’ossessione, nella compulsione, nell’angoscia o nel nichilismo.

Il desiderio che si esprime solo come desiderio, posto che sia possibile, è destinato alla sconfitta. A nuocere. All’angoscia. A lasciare quell’amarezza in bocca al mattino che è perdita e impossibilità del desiderio. A diventare senso di colpa. A porsi mille domande. Mille dubbi. Un Antigone moderna che non ha né realizzato il proprio desiderio né seguito le Leggi di Creonte.

Un desiderio che non può essere  – né vicinanza né distacco.

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