Il buddhismo e il piacere

Negli insegnamenti del Buddha risulta fondamentale la dinamica per la quale noi siamo attirati dai piaceri dei sensi. Uno dei suoi messaggi fondamentali era che i piaceri che perseguiamo svaniscono in fretta e ci lasciano con nuovi desideri insoddisfatti. Nella religione buddhista  – gli aspetti religiosi del buddhismo in Occidente si sono persi – si insiste molto non tanto sul fatto che la vita è sofferenza, ma piuttosto nel fatto che la vita è insoddisfazione. Passiamo gran parte del tempo a cercare dei piaceri, ma appena li abbiamo raggiunti svaniscono e ci lasciano insoddisfatti e alla ricerca di nuovi piaceri.

Siamo tutti concentrati sui piaceri, ma tutti i piaceri vengono sopravvalutati nella gioia che ci possono dare. Appena siamo giunti in cima al piacere già la gioia sfuma. Possiamo volere una promozione al lavoro, un buon voto a scuola o il sesso con una donna che ci piace, ma appena ottenuto questo chiunque di noi ha vissuto l’esperienza che raggiunta promozione, voto o sesso restiamo insoddisfatti. Pensavamo di poter trarre una lunga felicità, ma in poco tempo già ci scordiamo del piacere effimero raggiunto.

Del resto chi di noi è mai stato felice se non per brevi attimi in seguito ad una promozione, un voto o sesso? Il carattere illusorio del nostro piacere desiderato e per il cui raggiungimento abbiamo sofferto non poco subito si manifesta. La meta viene spostata ma con la stessa dinamica, cioè alla ricerca sopravvalutata che un piacere dei sensi ci possa dare davvero una gioia duratura.

Quante volte ci siamo detti che saremo stati felici se avessimo avuto una qualche cosa per poi scoprirci ancora infelici appena ottenuta? Sempre?

La situazione umana secondo il Buddha è davvero difficile. Per natura siamo portati a cercare ciò che ci piace, ma la natura stesso ci ha restituito un piacere intenso ma breve proprio per spingerci a cercare nuovi piaceri. Ma la ricerca dei piaceri, proprio perché ne siamo sprovvisti, ci mette in una situazione di sofferenza che termina brevemente quando abbiamo raggiunto la meta per gettarci ancora nella sofferenza della ricerca.

Si tratta di un circolo vizioso di desiderio/noia rispetto al quale il Buddha ci insegna a rompere la catena del desiderio come unica via d’uscita.