In piazza per più democrazia e giustizia sociale

Una grande bandiera cilena alla manifestazione, 25 ottobre 2019
(AP Photo/Rodrigo Abd)

In questi mesi si sta sviluppando una protesta internazionale che investe molti paesi.

In particolare l’Algeria il Cile l’Ecuador l’Egitto Hong Kong Iraq Libano e Spagna. In tutti questi paesi la richiesta è quella di una maggiore democrazia e di una maggiore giustizia sociale.

In Algeria dal febbraio 2019 gli algerini scendono in piazza ogni settimana per chiedere un rinnovamento della classe politica. Le proteste sono continuate anche dopo le dimissioni del presidente Boutleflika. Incide le proteste sono cominciate dopo la decisione del governo conservatore il 4 ottobre di aumentare il prezzo del biglietto della metropolitana. La misura è stata ritirata me cileni ha continuato a protestare contro le diseguaglianze sociali ed economiche. Al momento sono morte almeno 18 persone.

In Ecuador per 10 giorni cittadini, in gran parte indigeni, hanno manifestato contro la decisione del presidente Lenin Moreno di eliminare i sussidi statali per il carburante. Il 13 ottobre il governo ha ritirato la misura.

In Egitto al 20 settembre si è svolta una protesta contro fatta al Sisi. I manifestanti hanno risposto alle esortazione di Mohammed Alì un ex imprenditore edile in esilio in Spagna che ha accusato al Sisi di corruzione. Più di 2000 persone sono state arrestate.

A Hong Kong dall’inizio di giugno si susseguono le proteste contro le minacce di Pechino alla libertà dell’ex colonia britannica.

In Iraq dal 1 ottobre gli iracheni protestano contro la corruzione e per chiedere servizi di base. Nella repressione compiuta dalle forze di sicurezza sono morte circa 150 persone.

In Libano da 17 ottobre centinaia di migliaia di persone scendono in piazza a Beirut in altre città del paese contro la classe politica corrotta e le difficoltà economiche in cui le persone sono sottoposte.

In Spagna almeno 500.000 ma alcuni dicono 1 milione di persone hanno manifestato a Barcellona il 18 ottobre contro le dure sentenze di condanna per i nove leader indipendentisti catalani.

L’attuale crisi del neoliberismo ha tre aspetti: ecologico, sociale e democratico. Crisi che l’attuale sistema economico non è in grado di affrontare nonostante i numerosi moti di piazza. L’unica proposta che avanza il neoliberismo è di ridurre i consumi alzando i prezzi e imponendo nuove tasse, misure che colpiscono i ceti più deboli della popolazione mentre i ricchi potranno avere tutto quello che vogliono  – come sempre.

E’ urgente e non più procrastinabile cambiare modello economico e non certo per scivolare in sistemi socialisti che hanno già messo alle corde i generi di prima necessità di mezzo continente.

E la Cina sta a guardare…