La nuova sorveglianza

Raccolgo in poche righe e ricapitolo quanto noto a tutti. Fare il punto spesso serve.

Che la nostra privacy sia inesistente lo sappiamo tutti a partire dai moduli che ci vengono proposti per la firma di consenso che è impossibile leggere davanti ad uno sportello bancario, postale, ospedaliero o assicurativo. Ci sono degli inter amministrativi che non possono andare avanti se prima non abbiamo firmato la nostra rinuncia alla privacy soprattutto on-line. Tutte le App sia di Google che di Apple ci chiedono per poterle usare di accedere alla nostra rubrica, numero e documenti. “Se vuoi installare questa App gratis devi consentire il pieno accesso al tuo telefono”. Già, proprio gratis. Lo stesso WhatsApp ha server in cui i messaggi restano residenti mentre Telegram garantisce la cancellazione e magari qualcuno ci crede.

Gmail ci legge la posta, Messenger e Skype registra i messaggi audio e li trascrive. FaceApp immagazzina i volti, Grindr le informazioni sessuali, Instagram di casa Zuckerberg  – lo stesso di Facebook e Messenger –  indaga istante per istante le nostre giornate, biografie e simpatie.

Del resto la nuova sorveglianza non più su schede cartacee faticosamente raccolte, ma su bytes è inevitabile. Chi potrebbe mai rinunciare nella civiltà della tecnica all’uso del telefono o della rete? Vuoi vedere che si chiama “rete” proprio perché tra le proprie maglie ci cattura?

Ogni click è monetizzato come nel caso del gratuito Firefox purché il click avvenga su Google – Google poi paga Mozilla.

La società Cambridge Analytica è la macchima della propaganda della Brexit e l’elezione di Trump, come racconta Jehane Noujaim e Karim Amer nel documentario Netflix «The Great Hack».